CATANIA: ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA X CONGRESSO DELL’ACCADEMIA UNIVERSITARIA

«Un’occasione in cui i giovani specializzandi, ricercatori, borsisti, dottorandi ed assegnisti di ricerca, provenienti da tutta l’Italia, possono confrontarsi con i “maestri”, soprattutto alla luce della carenza di vocazioni per le specialità di Ortopedia e Chirurgia, credo che sia molto importante. E ritengo che lo sia non soltanto per i giovani, ma anche per gli stessi “maestri” che in appuntamenti come questo possono individuare elementi validi che aspirano alla carriera universitaria». Con queste parole il prof. Francesco Basile, rettore dell’Università di Catania, ha aperto i lavori del 10° Congresso dell’Accademia Universitaria di Ortopedia e Traumatologia, in corso di svolgimento all’Hotel Mercure, che per la prima volta ha fatto tappa a Catania e, in particolar modo, nell’Ateneo catanese.

«Oggi la “scuola” di Ortopedia catanese, ben guidata dal prof. Giuseppe Sessa, che è riuscito a mettere insieme medici ospedalieri e universitari creando uno staff altamente professionale, rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale – ha aggiunto il prof. Basile alla presenza del responsabile scientifico del congresso, prof. Vito Pavone -, ma è ovvio che dobbiamo concedere spazi più ampi e soprattutto ascoltare maggiormente i giovani per capire quali possibilità di carriera possiamo individuare per loro». E sul tema del congresso – “Le complicanze in Ortopedia e Traumatologia: dall’insuccesso alla ricerca delle soluzioni” – il prof. Basile ha spiegato che «è necessario individuare al più presto le linee guida per regolare i trattamenti diagnostici».

Anche il prof. Giuseppe Sessa, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia e della Scuola “Facoltà di Medicina” dell’Università di Catania oltre che del congresso, ha sottolineato «lo spirito di integrazione del congresso tra gli allievi e i “maestri”, con la possibilità di far conoscere i giovani e i loro studi alle università e al mondo della ricerca». Per il prof. Vincenzo Salini, presidente dell’Accademia, «è indispensabile colmare il gap tra le diverse generazioni anche alla luce dei continui cambiamenti di questo settore della medicina dovuti in particolare all’innovazione tecnologia». Il prof. Salini, inoltre, ha evidenziato inoltre «come la branca dell’Ortopedia negli ultimi anni si sia aperta sempre più anche alle donne che si sono avvicinate a questo settore».

«Nel corso del convegno, che chiuderà domani – ha spiegato il prof. Vito Pavone – saranno discusse e approfondite le esperienze dei centri di tutta l’Italia riguardo le complicanze ortopediche, suddividendole in distretti anatomici, quali arto superiore, anca, ginocchio, piede e caviglia, colonna vertebrale, alle quali si aggiungeranno temi inerenti le Scienze di base, l’Ortopedia Pediatrica e la Traumatologia. A volte le cause delle complicanze non sono prevedibili e, in questi casi, a determinare l’esito finale del trattamento influisce notevolmente il bagaglio di conoscenze del chirurgo. Per tale motivo il confronto con esperti del settore risulta essere un momento altamente formativo e necessaria, ma anche e in particolar modo un’adeguata prevenzione delle complicanze, in stretta correlazione ad una appropriata conoscenza di procedure, tecniche o devices, può migliorare i risultati clinici e radiografici e quindi favorire la soddisfazione e la guarigione dei pazienti».

«Le complicanze risultano essere, a volte, prevedibili e dipendenti dalla condizione clinica del paziente, dalle sue comorbidità o dalle capacità ed esperienza dei chirurghi e dalle qualità delle strutture presso cui lavorano – ha aggiunto il prof. Pavone -. L’attenta e critica analisi delle complicanze, sia intraoperatorie, sia post-operatorie, precoci o tardive, permette di aumentare il know-how indispensabile a ogni ortopedico nella valutazione delle situazioni routinarie, ma soprattutto in quelle ad elevato rischio, al fine di diminuirne le percentuali».